Quindicesimo risveglio

Il buco nell’acqua

In cui Narciso si specchiò e morì dal ridere.

(Michele Lepera)

“Tutto ciò che facciamo, nell’arte o nella vita, è la brutta copia di quello che abbiamo pensato di fare. Si allontana non solo dalla perfezione esteriore, ma anche dalla perfezione interiore.”

 

(Fernando Pessoa)

 

Angelo Ricci

Oggi voglio parlarti di una delle zavorre più pesanti da cui spesso non riusciamo a liberarci: il perfezionismo.

La ricerca della perfezione è una zavorra che appesantisce il carico della nostra barca o del nostro zaino,  e gran parte delle volte ci costringe a restare fermi, attraccati al molo.

C’è un aspetto molto importante, nascosto dietro la smania di perfezionismo:

il perfezionismo è un meccanismo che ci difende dalla nostra paura di metterci in gioco, dalla nostra paura di fallire o di non essere all’altezza.

Ed è un meccanismo sottile, direi quasi subdolo, perché si presenta spesso armato di logica, ragionamento e di ottime intenzioni.

Mi spiego meglio.

il perfezionismo ci porta a voler prepararci al massimo per un cambiamento, una sfida che vogliamo affrontare, un obiettivo che desideriamo raggiungere e dunque continuiamo a studiare, a frequentare corsi per migliorarci, a leggere libri su libri, ad allenarci più duramente, o ad acquistare altri apparecchi, strumenti digitali per arrivare al top nel nostro settore.

Ma c’è un effetto collaterale in tutto questo: più cerchiamo di migliorare, più diventiamo bravi a notare altre mancanze o lacune da colmare, altre cose che non vanno in noi o nella nostra preparazione. Dunque, quello che inizialmente era un atteggiamento volto al nostro miglioramento, diventa la causa principale del nostro immobilismo e del non riuscire ad accettare le nostre fragilità.

Quindi il perfezionismo non è solo una zavorra ma anche un nemico subdolo che non fa altro che indebolirci in quanto se non ci mettiamo mai in gioco non riusciremo a misurare effettivamente i nostri limiti e la nostra vera forza.

Ecco quindi che il tentativo di risolvere il problema diventa il problema stesso.

Oggi voglio proporti una piccola sfida, un gioco che possa aiutarti a fare pace con l’errore e con la paura di fallire.

Spero che accoglierai questa proposta come un’occasione per dire, una volta tanto, un bel “chissenefrega” e allentare un po’ le redini alla voglia di avere tutto sotto controllo.

Oggi, programma un errore volontario.

Hai capito bene! Sbaglia volontariamente a fare qualcosa.

Un piccolo errore ovviamente, non so tipo fai rovesciare volontariamente il caffè in un bar , sbaglia volontariamente un’operazione aritmetica se un amico o un’amica ti chiede di fare dua calcoli al volo

Allontanare da noi la volontà di essere perfetti è un abbraccio, una carezza che facciamo a noi stessi.

È dirci che possiamo provarci comunque, che andiamo bene così come siamo. Vuol dire continuare a seguire un cammino che può portarci verso l’eccellenza in un determinato campo.

L’eccellenza si può toccare e misurare mentre la perfezione no.

La perfezione è solo un’idea, molte volte distorta dalle lenti di chi la osserva.

Liberati dalla zavorra della perfezione se non vuoi realizzare quanto scrisse Claude Monet:

“Ho voluto la perfezione e ho rovinato quello che andava bene.”

 

Mare calmo e vento in poppa.

Buon risveglio, dal tuo compagno di viaggio.

Angelo Ricci

Ideatore di Sognatori Svegli,
Trainer
Formatore.

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