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Hai mai provato a realizzare un sogno?

In Diario del Sognatore by Angelo Ricci

Forse questo è l’articolo che alcuni non vorrebbero mai leggere. Si, perché qui si parla di ciò che potresti dover sostenere se vuoi fare scelte controcorrente o metterti a fare lavori “strani” partendo dalle tue passioni.

Perché per i cercatori di felicità la vita non è così facile come alcuni vogliono farti credere.

Provare a realizzare se stessi è un compito per niente semplice

Soprattutto quando senti che ciò che stai facendo ti sta portando verso un vicolo cieco o a vivere una sorta di infelicità cronica.

Andare contro il fantomatico sistema, tentare di darsi una possibilità per seguire le proprie passioni, le proprie visioni, i propri ideali richiede sforzo, sacrificio, rinunce.

Richiede del tempo e anche una scelta precisa su come quel tempo desideri investirlo.

Richiede ricerca interiore e la ricerca interiore vuole sincerità verso se stessi e la sincerità verso se stessi, spesso, richiede un prezzo.

Il prezzo può essere quello di vedere sconvolte le proprie certezze, scoprire che alcune persone non le avrai al tuo fianco, che la strada che ti porterà dove vorresti andare è piena di insidie ma che, allo stesso tempo, non puoi restare fermo dove sei perché rischi di spegnerti, di non riconoscerti più, di morire dentro

Ma c’è qualcosa che ti attira. Una sensazione, una voce,

Forse non è un destino da compiere ma una risposta a una chiamata.

Una risposta che devi dare tu perché altrimenti non accade nulla di tutto il bello che l’immaginazione ti mostra.

Ed è quello il problema grosso. Non puoi nemmeno affidarti passivamente al destino.

La responsabilità di rispondere alla chiamata è nostra.

E non si nasce pronti ad accettare una vocazione, è necessario prepararsi, allenare il cuore, le fibre nervose, la mente ad ascoltare.

È necessario imparare a riconoscere la chiamata e a individuare la direzione verso la quale indirizzare i nostri passi.

È necessario starsene zitti e soli per un tempo che non siamo più abituati a concederci.

Il tempo del silenzio.

Lasciami essere ancora più diretto.

Forse stai pensando di mollare tutto e ricominciare da qualche altra parte, oppure da una tua passione, da un tuo talento o da una tua competenza.

Ma per fare scelte così delicate, nel contesto in cui viviamo, è necessario essere pronti al tutto per tutto, mettere in discussione noi stessi ed essere feroci nel voler perseguire la meta.
Oltre ovviamente ad aver ben chiaro in testa cosa si vuole fare.

Perché, una volta fatta, dovrai sostenere la tua scelta con tutto te stesso, e non sarà sempre facile.

E nemmeno così avrai la certezza che tutto andrà come vorresti.

Ma noi, in fondo, siamo dei cercatori di felicità e non dei “trovatori”.

E poi, la felicità quando la trovi va via in poco tempo.

È un’emozione. Ed è transitoria come tutte le altre emozioni.

Credo che a noi serva cogliere e vivere il senso del cammino, il senso del partire, della mutazione che ogni viaggio e ogni allontanamento possono produrre in noi.

La nostra meta ci arricchisce quando è ancora immaginazione, desiderio e ci prepariamo al meglio per raggiungerla non quando l’abbiamo già raggiunta.

E sai una cosa?

L’ho capita dopo aver fatto il “salto” e aver perso quasi tutte le certezze.

Sembra che non finirà mai.

Sembra che non finiranno mai le inquietudini, le paure, gli slanci d’euforia e le cadute rovinose mentre stai cercando di dare forma alla tua idea di felicità.

Forse è questa la sensazione che stai cercando, in fondo al cuore, il tumulto che vorresti vivere, ora che senti che la tua anima è spenta e se ne sta in penombra ad invecchiare.

Ma fai attenzione.

Quando sei in prigione la libertà può diventare un’ossessione, una versione idealizzata della realtà che ti aspetti di vivere una volta fuori.

È proprio quando sei in prigione che devi capire molto bene che cosa te ne farai della libertà che vuoi riconquistare.

Avrai bisogno di disciplina, rigore, metodo, creatività.

Altrimenti rischi di diventare prigioniero della tua stessa idea di libertà, e quando ti sarai speso i quattro soldi della liquidazione o dei risparmi che in qualche modo sceglierai di investire, la situazione diventerà ben peggiore.

Qualcuno mi scrive quasi come a cercare di capire qual è il “trucco” che si nasconde dietro la mia scelta.

A volte la domanda è diretta, della serie “come fai a campare?”, altre volte si nasconde l’insinuazione più subdola del tipo “se hai fatto questa scelta evidentemente potevi permettertelo…”.

Ecco, questa cosa mi fa davvero pena. A tratti anche tenerezza.

L’insinuazione, il sorrisetto che si cela dietro certe affermazioni, il livore per una verità possibile che sbatti in faccia a certe persone. Quella verità che tanti non prendono per buona perché chissà cosa si nasconde dietro.

E poi fanno l’insinuazione a uno che i primi soldi dopo il licenziamento li ha spesi per andare in una favela a vivere dal vivo qualcosa in cui crede.

Non ci arrivano proprio a capirlo che si possono fare scelte nella vita perché ci si crede davvero, senza che ci sia un trucco o senza avere i soldi in banca.

Qual è il mio trucco? Lo vuoi proprio sapere?

Cercare di seguire un flusso minimalista.

Basta pay tv, basta aperitivi, basta ristorante o pub il sabato, basta cazzate varie e spese superflue.

Massima attenzione agli sprechi di energia, di gas, di cibo.

È servito allenamento. Certo.

Non è che certe cose si possono improvvisare.

Ma se con questo prezzo posso pagare la libertà che sto vivendo ora di passare più tempo con mia moglie e mio figlio, di fare il lavoro tra i più strani del mondo come il blogger – formatore – podcaster – cercatore di sogni, allora è un prezzo che pago volentieri.

La mia verità è che, a parole, quelli disposti a combattere sono sempre molti.

Poi però, quando si tratta di combattere davvero e conti gli uomini e le donne veramente disposti a farlo, le teste sono molte meno.

Tanti idealisti, ribelli, pionieri disertano il campo di battaglia e a cambiare le cose ci si ritrova spesso in poche anime. Anime guerriere pronte ad andare oltre gli alibi, le paure, lo status quo.

Gli altri si mettono a predicare o a fare i guru senza mai essersi sporcati le mani sul serio.

Ma io non sono arrabbiato con chi diserta e nemmeno con chi gioca a fare il santone.

Comprendo bene che certe lotte non siano per tutti.

Non c’è nessun giudizio, non esiste giusto o sbagliato, coraggiosi o timorosi.

Esistono semplicemente persone che scelgono secondo la propria scala di valori il modo di vivere che ritengono sia più adatto alle proprie esigenze o ai sogni che intendono realizzare.

Però che non provassero a dire, i rosiconi, che sia facile fare determinate scelte, che potevamo permettercelo, che avevamo le spalle coperte e tutte le altre menate.

Basta dire che qualcuno è pronto a farlo e qualcun altro no.

Nessuno è un eroe e nessuno un codardo.

Tutto qui.

Ma realizzare se stessi è un avventura per niente facile.

Ed è questo il bello. Probabilmente.

Anche perché … hai mai provato a soffocare una vocazione?

Non è affatto semplice. E credo che tu sappia che cosa intendo. 😉

Ti abbraccio.

Angelo


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Ho stravolto la mia vita e mi sono messo in cammino per cercare di realizzare la mia idea di felicità. Parlo solo di ciò che ho vissuto, affrontato, appreso e provo a condividerlo con te.

Angelo Ricci