Perché ho lasciato il lavoro fisso

Perché ho lasciato il lavoro. La scelta, la paura, il mare aperto.

In Diario del Sognatore by Angelo Ricci


Sono bastate sette firme.

Sette colpi di forbici a tagliare le funi che mi ancoravano a terra.
Un paio di strette di mano
Un corridoio ai piani alti, lungo come gli anni che ci sono voluti per maturare una scelta dalla quale non puoi tornare indietro.

 

Ho rassegnato le dimissioni.

Un ciclo di vita durato dodici anni si è chiuso.

 

I venti di tempesta erano già alle spalle.

Non puoi permetterti di fare scelte così quando sei ancora combattuto. Non io, almeno.

Così ho affrontato quel lungo corridoio con incedere sereno, ma deciso.

Un passo alla volta verso la cosa giusta da fare.

Un canale uterino da attraversare per nascere un’altra volta.

 

Avevo già vinto paure grandi.

 

La paura di lasciare quel lavoro fisso che ti permette di vivere dignitosamente, di crescere con meno ansie un figlio piccolo, di avere quel minimo di serenità che ogni persona merita.

La paura di non essere compreso o di essere giudicato un incosciente, di offendere chi combatte tutti i santi giorni per ottenere più garanzie per il proprio futuro.

La paura di cambiare completamente vita, la paura dell’ignoto, la paura dell’incertezza.

 

Quanti dubbi e quante ritrosie avevo superato.

Se potessi ricontare le ore passate a fissare il soffitto, le chiacchierate con mia moglie al tavolino del bar sotto casa e i chilometri fatti al volante, senza una meta, alla ricerca della soluzione migliore per me e per la mia famiglia, sono sicuro che mi sorprenderei a scoprire quanto tempo della mia vita ho impiegato esclusivamente per arrivare alla mia scelta.

 

Un’ inquietudine mai sopita continuava a scavare nel cuore e nella testa alla forsennata ricerca di una via d’uscita.

Non era una forza distruttrice. Era una forza creatrice che non smetteva di propormi scenari alternativi a quelli che stavo vivendo.

Nuovi copioni da interpretare, nuovi ruoli, nuove cose di cui occuparmi.

Altri posti, altre lingue, altre persone da incontrare.

Altre cose da imparare. Altre cose da raccontare.

 

Erano altri possibili me.

 

La mia routine lavorativa era diventata asfissiante e aveva il fine unico di pagare cibo, rate, bollette.

Una pizza e un gelato.

Le mie giornate erano dominate da un senso di frustrazione e dalla sensazione sempre più insopportabile di sprecare il tempo a disposizione per un qualcosa che mi stava portando sempre più lontano dalla vita che avevo immaginato per me e per la mia famiglia.

Dov’erano finiti i miei sogni? Le mie promesse? Le mie aspirazioni?

Potevo già rinunciarvi a 36 anni?

No. Per me non era accettabile.

Non potevo pensare di passare il resto della mia vita come sotto l’effetto di un’anestetico, solo perché “i tempi sono quelli che sono”.

Il problema dei “tempi” è che non sai quanto possano durare mentre sai benissimo che la tua vita, le tue energie, le opportunità che si presentano e che lasci andare, hanno una data di scadenza sopra.

Non volevo vivere le mie giornate aspettando il 27 del mese e passare la mia vita in attesa di andare in pensione.

 

Che cosa alimentava tutta questa irrequietezza?

Per tanto tempo, questo moto interiore abitò i miei pensieri sotto il falso nome di inquietudine fino a quando tutti gli interrogativi che avevo lanciato all’orizzonte tornarono indietro con una risposta univoca:

c’era un’altra paura che rendeva il mio cuore e i miei pensieri così irrequieti e così ribelli.

 

Una paura più grande di tutte quelle altre messe insieme.

La paura di morire senza averci provato.

Di andarmene dal mondo con un senso di vuoto, di incompiuto.

La paura di raccontare a me stesso la triste storia del “avrei voluto fare, ma non ho fatto…”.

 

C’è un punto in cui la paura di non cambiare diventa più forte della paura di farlo. Ti auguro di arrivare a quel punto.

 

Se hai paura di non cambiare e questa paura diventa sempre più grande, allora troverai il modo di cambiare la tua vita, anche nelle piccole cose, senza necessariamente doverla stravolgere.

È un processo di trasformazione di pensieri e di convinzioni, di apertura verso nuove possibilità e verso altri punti di vista.

Nel mio caso ci sono voluti anni.

Poi, c’è un passaggio chiave. Decisivo.

Devi agire la decisione presa.

 

Ci sono scelte da fare. Punto

Doverose. Dolorose. Audaci.
Incoscienti.

Azioni da compiere.
A volte, disobbedienti.

Scelte che non sei tenuto a spiegare. Scelte solo da comunicare.
Scelte che, a un certo punto, non ha più senso rimandare.

Puoi rimandare un viaggio, un acquisto, un appuntamento.

La vita no. Non puoi rimandare la vita.
La vita non torna. I giorni non tornano.
Passano come i treni mentre tu sei seduto in stazione, nella sala d’aspetto.
Ci sono strade da percorrere
Posti da raggiungere.
Abbracci da sciogliere.

Destini da disegnare.
Persone migliori da costruire

Io non aspetto più.

Questo è il mio treno, è il mio tempo e mi sento in dovere di provare a ottenere il meglio dagli anni che mi sono stati concessi e non parlo solo di nuove opportunità di carriera, anzi, parlo soprattutto di fare nuove esperienze di vita, di costruire nuove relazioni e contatti, di fare ciò che mi tiene sveglio anche una notte intera perché è ciò che mi fa sentire vivo.

 

Ecco perché non potevo accontentarmi.

Era necessario uno stravolgimento totale della mia vita, oppure, per vivere in pace, avrei dovuto spegnere la brace che ardeva sotto la cenere.

 

Adesso sono dall’altra parte ed è un po’ come se mi trovassi in mare aperto.

Anche qui c’è tempesta.

Anche qui c’è un vento che ti fa tremare. Non sono più attraccato al molo e la paura di essere spazzato via esiste, è concreta, la sento scorrere nelle arterie.

Ora, però, so che la paura può essere la più grande alleata quando impari a governarla e a dirigerla.

Così, quando qualcuno con lo sguardo basso, un po’ titubante, perplesso o altre volte ammirato mi dice che ho avuto coraggio, rispondo così:

 

“Non è stato coraggio, ma paura.

Una paura più grande che ho usato per sconfiggere altre paure.

E la paura più grande, ha vinto”.

 

Questo articolo è dedicato a tutti quelli che sono stanchi di restare ormeggiati alla solita vita e hanno voglia e anche paura di salpare verso nuovi porti.

 

Incontriamoci in mare aperto.

 

Un abbraccio

Angelo Ricci


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