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C’è qualcosa, anzi, c’è un mondo tra l’1 e lo 0.  

Un’infinita possibilità di essere quello che davvero desideriamo, di essere altro e di trovare la nostra strada.

Ma lo zero potrebbe rivelarsi il nostro peggiore nemico.

Ristrutturare il significato che diamo alla parola fallimento può essere un fattore decisivo per ridurre la paura che blocca le nostre scelte.

 
(Photo by Anthony Intraversato)

Trascrizione


C’è qualcosa, anzi, c’è un mondo tra l’1 e lo 0.  

Un’infinita possibilità di essere quello che davvero desideriamo, di essere altro e di trovare la nostra strada.

Ma lo zero potrebbe rivelarsi il nostro peggiore nemico.

Quando si parla di cambiamento, obiettivi, sogni, successo, spesso ci scontriamo con un messaggio intrinseco a cui siamo da tempo sottoposti che non sembra dare spazio all’idea che possa esserci qualcos’altro  tra l’essere i numeri 1 oppure uno 0 totale. E alcuni sono schiacciati proprio lì, in quella specie di codice binario che prevede solo l’1 oppure lo 0 nell’idea che, se non sei un numero uno, allora non vali nulla.

Ma cosa accade quando restiamo schiacciati in questa realtà quando la accettiamo come l’unica possibile? L’impressione che traggo dalle numerose mail che ricevo da chi legge e ascolta sognatori svegli è che molti, pur di non “scoprire” di essere degli zeri, preferiscono non rischiare nulla, non attuare alcun tentativo di raggiungere i propri obiettivi o i cambiamenti che desiderano ottenere. Credo lo facciano per potersi raccontare di non averci effettivamente provato così da avere l’alibi di ferro per non sentirsi comunque degli zero.

Tuttavia, Sappiamo bene che nella vita è quasi impossibile non sperimentare una qualche forma di fallimento e che è importante comprendere che, come per tutte le esperienze, anche quando si parla di fallimento noi possiamo decidere non solo il valore e il significato da attribuirgli, ma addirittura chiamarlo con parole differenti. Per me, un fallimento, potrebbe anche essere un “tentativo di essere felice”, un’ “opportunità che ci siamo concessi”, “un’esperienza dalla quale apprendere”, “un esperimento”, “un evento carico di informazioni per noi nuove e con le quali ritarare i prossimi tentativi”.

Possiamo scegliere di vedere il fallimento come “la fine di tutto” o come un’occasione di apprendimento e di crescita.

Siamo troppo spesso condizionati, bloccati dalla paura di fallire, quasi come se avere successo nella vita significasse non fallire. Il successo nella vita invece, inteso come realizzazione di sé, dei propri sogni, dei cambiamenti desiderati è spesso quasi il frutto di una serie di tentativi che non sempre hanno dato i risultati sperati.

Per tentare è necessario assumersi dei rischi ma, se è vero da una parte che cercare di limitare i rischi è una cosa buona e intelligente, anche il non rischiare mai è un atteggiamento che può considerarsi rischioso, per certi versi.

Bene, ora proverò a fornirti di seguito alcuni suggerimenti per ridurre la paura di fallire (attenzione, non il rischio di fallire).

 

Tu non sei il tuo fallimento.

Non raccontarti di non essere capace

I tuoi errori, o i tuoi tentativi di cambiare una situazione senza successo, sono tappe quasi obbligate nel cammino verso la meta. Questo fa di te una persona che sta “sperimentando”, una persona che sta cercando la propria strada, una persona che si è data un’occasione per essere più felice e non una persona fallita. Fai sempre molta attenzione a non impostare un racconto di te che associ il fallimento alla tua persona, alla tua identità.

Al massimo sarà fallimentare il tuo tentativo di cambiare una situazione e questo è un aspetto sul quale potrai lavorare per risolverlo, ma non sarai tu una persona fallita.

Questo approccio ti permetterà di mettere in conto la possibilità di commettere errori e di accettarli come parte integrante (e quasi inevitabile) del tuo percorso di crescita.

Il nostro destino si forgia attraverso il modo in cui affrontiamo le nostre sfide e se continuiamo ad evitare le sfide difficili, il nostro carattere e la nostra forza interiore ne risentiranno.

 

Trova sempre uno o più lati positivi in una situazione difficile.

Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo.  (Winston Churchill)

Spesso, le domande che ci poniamo davanti a situazioni difficili non sono efficaci e non ci aiutano a tirare fuori il meglio possibile. Sono domande del tipo perché proprio a me, perché non ho fatto questo, perché non l’ho fatto prima, perché l’ho fatto, perché mi va sempre tutto male…

Una domanda utile che possiamo porci davanti a situazioni difficili può essere: come posso approfittare di questa situazione? Quali aspetti positivi nasconde che ancora non sono riuscito a individuare? È ovvio che a seconda del grado di difficoltà della situazione in cui ci troviamo potrà essere più o meno difficile trovare dei lati positivi, ma la qualità della domanda ci mette automaticamente in stato attivo, la mente va a caccia di indizi e di risposte evitando di cadere nel pericoloso e improduttivo stato di autocommiserazione e vittimismo.

Sperimenta cose nuove, porta a termine i tuoi obiettivi, evita il perfezionismo.

Tutti questi comportamenti hanno un unico comune denominatore: mettersi in gioco, agire!

Quando la paura di fallire ci assale, proviamo in tutti i modi ad assicurarci il successo attuando delle strategie che, a prima vista, hanno un senso ma che, se esasperate, diventano tentativi di non scendere mai in campo per giocare davvero.

Per esempio, uno dei più classici, è quello di prepararsi all’infinito attraverso libri, corsi, allenamenti, aggiustamenti e tutto il resto. Ma più si cerca di migliorare, più continuiamo a notare ulteriori mancanze e quello che inizialmente era un approccio corretto, come il prepararsi alla sfida, si trasforma nel problema di non riuscire ad accettare le nostre fragilità.

Rimandare continuamente il nostro metterci in gioco non ci permetterà di sperimentare la nostra effettiva forza e i nostri limiti e di conseguenza, questo procrastinare, non farà altro che renderci più fragili e dare più forza alla nostra paura di fallire.

Ricorda, continuando in questa direzione, sarà quasi impossibile credere di farcela e l’unica scelta che ti resterà sarà quella di abbandonare il tuo sogno.

Mi rendo conto che non sia così facile, ma so bene, anche per esperienza personale, che non è facile nemmeno restare intrappolati nelle proprie paure per tutta la vita!

Ti lascio invitandoti a realizzare i tuoi grandi sogni! O almeno a provarci.

Qualcuno, i nostri errori, li chiama fallimenti. A me piace chiamarli “prove tecniche di felicità”.

Un abbraccio.

Angelo Ricci


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