Come ho lasciato un lavoro sicuro

Ho lasciato un lavoro sicuro

In Diario del Sognatore by Angelo Ricci

Ho lasciato il mio lavoro sicuro
e l’ho fatto quando ho capito che esistono vari modi per incominciare a morire
e che, tra questi, io avevo scelto quello di soffocare tutte le mie aspirazioni,
dedicando alle cose che amavo pochi e insignificanti scarti del mio tempo.

Ho lasciato il mio lavoro sicuro
quando ho capito che mio figlio e mia moglie avevano bisogno di una presenza felice al loro fianco.
Non solo di una presenza.
E che io avevo bisogno di uno sguardo da poter sostenere quando lo incrociavo in un riflesso.

Ho lasciato il mio lavoro sicuro
non quando ho avuto garanzie di altri guadagni
ma quando ho capito cosa avrei voluto fare con ogni singolo istante di quella libertà che cercavo da tanto tempo.

È fondamentale che tu sappia cosa fartene del tempo
perché si rischia di ottenere il vuoto
quando cerchi a tutti i costi spazio

Ho lasciato il mio lavoro sicuro
quando ho capito che potevo vivere con molto meno
quando ho compreso che avrei potuto resistere alla pressione della società
a quella specie di gravità che può mandarti in frantumi
se la tua identità corrisponde alla professione che svolgi.

Perché, a parole,
lo sappiamo tutti che siamo molto di più di ciò che facciamo per lavoro,
ma quando la gente non sa più chi sei
anche tu puoi dubitare di te stesso.

Ho lasciato il mio lavoro e una parte di me se n’è andata.
Come può andarsene una persona che hai amato ma con cui non hai più nulla da condividere.

Sono morto un po’. Ma rinato tanto.

E mentre ero alla ricerca di una nuova etichetta da appiccicarmi addosso per rendermi riconoscibile e incasellabile agli occhi di chi mi chiedeva
“ma adesso, di cosa ti occupi?”,
ho sentito dire che vivere è un mestiere.

Un mestiere precario, ovviamente.
Ma che ti fa sentire vivo anche quando sei stanco morto.
Quando lo senti tutto addosso il peso della libertà,
quella moneta con cui hai scelto di arricchirti
che non ha un valore legale
ma un regale sapore.

Perché, nell’illusione di essere l’unico padrone del mio tempo,
certe volte, mi son sentito un re.

E chi se n’è importa se per qualcuno sono un imbecille
un affronto allo stato delle cose, uno che non sa che cosa vuole
oppure uno che non si accontenta.
Magari hanno ragione.

Non ho fatto nulla di eroico o di speciale.
Ho fatto tutto quello che fanno molti di coloro che un lavoro lo hanno perduto. Ricominciano.
Io ho provato a non farlo da zero.

E quando l’ansia per il futuro mi assale
mi consolo pensando che ogni uomo deve compiere il suo errore.
E io sono orgoglioso, nel caso fosse, di aver compiuto il mio
mentre, ancora da apprendista,
mi imbattevo nell’arte di provare a vivere di vita.

 

Angelo


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Ho stravolto la mia vita e mi sono messo in cammino per cercare di realizzare la mia idea di felicità. Parlo solo di ciò che ho vissuto, affrontato, appreso e provo a condividerlo con te.

Angelo Ricci